Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati

“Nel sogno c’è sempre qualcosa di assurdo e confuso, non ci si libera mai della vaga sensazione ch’è tutto falso, che un bel momento ci si dovrà svegliare.”

Dino Buzzati, Il deserto dei Tartari

Ogni tanto scopro l’acqua calda. Di Buzzati non ho letto tutto, il romanzo “Un amore”, la raccolta di racconti “La boutique del mistero” e altri racconti sparsi e poi “Poema a fumetti”. “Il deserto dei Tartari” stazionava da anni nella mia libreria, mi scrutava silenzioso, da tempo sapeva che prima o poi mi avrebbe fatto suo.

Se non ricordo male devo averlo preso e sfogliato parecchi anni fa, ma forse non ero ancora pronto. Ora più che mai sono convinto che non sia sufficiente avere tra le mani un buon libro e la voglia di leggerlo, serve anche l’occasione, il tempo giusto, il mood appropriato. Il romanzo più noto di Buzzati è molto di più di un buon libro, è un racconto allegorico su una vita spesa nell’attesa di qualcosa che potrebbe non arrivare mai, e si attesta come uno dei romanzi più emblematici di tutto il Novecento, non solo italiano.

Questo dunque era il mio tempo, anche, ma non solo, per la situazione di quarantena spinta che stavamo vivendo quando l’ho letto, il tempo giusto per entrarci meglio dentro, per apprezzarlo parola per parola. Sono diventato Giovanni Drogo, ho vissuto le sue esperienze, ho sofferto con lui.

Erano anni che non mi capitava una simbiosi simile con un romanzo. Ho cercato di farlo durare il più possibile, ma inevitabilmente l’ho sbranato in pochi giorni.

The Phantom of the Paradise

Per quanto riguarda il cinema, ho dei gusti molto variegati, mi piacciono cose molto diverse tra loro, ma se dovessi stilare una fredda e spietata classifica, penso che al primo posto ci metterei sempre questo film: “Il fantasma del palcoscenico” di Brian De Palma (1974). Il titolo originale richiama il Paradiso, nome del teatro dove si svolge quasi tutta la vicenda, come del resto anche il fantasma dell’opera era in origine “Le Fantôme de l’Opéra“.

Mix di horror e ironia, musica rock anni 70, ma non solo, letteratura citata e lasciata intendere (Il fantasma dell’Opera, Faust e… Dorian Gray se vogliamo) in un ambiente fumettoso e surreale, tanto da sembrare verosimile (è pur sempre il periodo del glam rock e delle droghe psichedeliche). E poi l’amore romantico nel senso più alto del termine, quello non consumato e forse neanche ricambiato, ma per il quale si sputa sangue e si mette in gioco la vita.

Swan, il re del rock e fondatore della casa discografica Death Records sta per inaugurare il Paradiso, tempio della musica ed è alla ricerca di un nuovo magico sound… questa è la storia dell’uomo che lo creò, della donna che lo cantò e del mostro che lo rubò.

Ogni anno me lo devo riguardare almeno una volta (spoiler?)…