Largo, Largo! 2022, siamo sopravvissuti?

Un romanzo di fantascienza godibile ancora oggi, da cui è stato tratto un film che, nonostante qualche difetto e qualche ingenuità, è invecchiato bene e continua a offrire scenari inquietanti.

Nel 1966 Harry Harrison dava alle stampe il romanzo “Largo! Largo!” (“Make Room! Make Room!”) dal quale sarebbe poi stato tratto nel 1973 il film “2022: i sopravvissuti” (“Soylent Green”) che ne ricalca la storia, con qualche leggera modifica.

Dopo anni di ricerca, sono riuscito a recuperare il romanzo in versione ebook e ne è valsa proprio la pena. Premetto che questo è il tipo di fantascienza che piace a me, senza soluzioni che sfiorano il fantasy o il magico e con un’indagine sulla società del futuro che può essere, senza troppe metafore, lo specchio e il risultato della società di oggi. L’ambientazione è New York all’alba dell’anno 2000, gli abitanti sono 40 milioni e i problemi ambientali, lì come nel resto del pianeta, sono ormai irreversibili. C’è scarsità di acqua, di cibo e quasi ogni specie animale è estinta. La differenza tra le classi sociali è abissale e, pur essendo sull’orlo del collasso, a fronte di persone che fanno fatica a trovare qualcosa da mangiare e un posto dove dormire, ne esistono altre che vivono ancora nella tranquillità e nella assoluta agiatezza, potendosi permettere qualsiasi cibo, appartamenti sicuri con acqua corrente e aria condizionata.

Il poliziotto Andy Rusch, il cui lavoro si risolve spesso nel dover sedare delle sommosse causate dai continui razionamenti di cibo e acqua, si trova a indagare sull’omicidio di un personaggio poco pulito, ma ricco, ammanicato tra politica e malaffare. “Big Mike” è stato ucciso violentemente nel suo lussuoso appartamento, che divideva con Shirl, una splendida ragazza (non viene detto esplicitamente, ma si tratta di una escort e addirittura nel film questo tipo di “optional” farà da corredo all’appartamento stesso), che finirà per legarsi con Andy fino a trasferirsi da lui, quando non le sarà più possibile occupare la casa dell’amante morto. Andy divide la casa con il vecchio Sol, ex militare ultra settantenne, che fa un po’ da coscienza e memoria storica dei tempi che furono. La vita per il poliziotto però si fa via, via più difficile: turni massacranti, continue rivolte da cui esce sempre più ammaccato e richieste “ondivaghe” riguardo alla risoluzione del caso di omicidio (a seconda degli interessi di chi muove i fili dall’alto). Non svelo il finale. Come non svelo il “segreto di pulcinella” che sta dietro al film, non sia mai che qualcuno debba ancora vederlo, una delle modifiche più sostanziali rispetto al libro.

Protagonista del film è Charlton Heston che negli anni 70 interpretava film di qualsiasi genere e non disdegnava la sci-fi. Infatti, oltre a due film della saga de Il Pianeta delle scimmie, era stato protagonista nel 1971 di “Occhi bianchi sul pianeta terra” (“Omega Man”), uno degli adattamenti del romanzo “Io sono leggenda” di Richard Matheson. Nella versione cinematografica il poliziotto si chiama Thorn, ma non è questa la sola differenza. Attorno al segreto che non svelerò, gira tutto un complotto di giochi di potere e loschi intrighi. L’assassinio non è più casuale, come nel romanzo: la persona che viene uccisa (oltre al fatto che rispetto al personaggio del libro ha una grande rispettabilità di facciata) è depositaria di un segreto troppo grande e si teme che lo possa rivelare.

Nel film, oltre a qualche soluzione davvero ispirata e geniale, come ad esempio la visione della città in totale caos, l’inquinamento etc., il recupero di energia elettrica tramite una cyclette rudimentale (che mi ha fatto venire alla mente uno dei primi episodi di “Black Mirror”) e anche l’idea del suicidio assistito, presenta purtroppo qualche momento poco felice. Innanzi tutto la poca considerazione che si dà dei mass media e dell’evoluzione dei computer. Non dico che a inizio anni 70 avrebbero potuto prevedere tutto quello che abbiamo oggi, però uno sforzo in più lo potevano fare. Sol è un depositario della memoria, una sorta di “uomo libro” che ricorda un po’ il finale di “Farhenheit 451”, poetica come figura, ma in questo contesto forse non proprio azzeccata. Altra debolezza che ho riscontrato è la facilità con cui verso la fine Heston-Thorn scopre l’arcano, nessuno sa la verità, ma per scoprirla… basta pedinare un camion. Ok, poi è sconvolgente quello che salta fuori, sempre che non lo si sappia già, e anche se lo si sa, lascia l’amaro in bocca e ci costringe a riflettere. Anche oggi.

Dove stiamo andando?

Da Wikipedia scopro alcune informazioni di cui non ero al corrente, per cui le copio qui sotto. Esplicito la fonte, ma non metto il link, sempre per il fatto che lì c’è uno spoiler gigante sul finale.

Da Wikipedia quindi:

“La sceneggiatura venne scritta in base al romanzo di Harry Harrison (1966), ambientato nell’anno 1999 con le tematiche della sovrappopolazione mondiale e dell’esaurimento delle scorte alimentari in primo piano. Ad Harrison venne proibita per contratto ogni intrusione di carattere creativo nella stesura del copione, avendo la MGM acquistato da lui i diritti. Egli discusse dell’adattamento del suo romanzo nel libro Omni’s Screen Flights/Screen Fantasies (1984), dichiarandosi soddisfatto a metà del lavoro svolto dagli sceneggiatori di Hollywood.

Questo fu il 101º e ultimo film di Edward G. Robinson; l’attore morì di cancro 12 giorni dopo la fine delle riprese, il 26 gennaio 1973. Heston affermò che nessuno era a conoscenza della malattia di Robinson durante la lavorazione della pellicola, ma che egli venne a sapere che l’anziano attore fu portato via a braccia dopo aver girato la scena della morte del personaggio di Sol Roth, in quanto troppo debole per alzarsi da solo.”

Detto questo, posto anche l’annuncio di Marina Morgan dato in tv nel 1984, diventato virale in rete, dopo questi ultimi anni difficili.

A conclusione, consigliando lettura e visione, sempre in un’ottica che tenga conto della prospettiva e del periodo in cui furono prodotti romanzo e film, posso affermare con quasi assoluta certezza che in Italia la maglietta della Soylent Corporation ce l’avremo in tre al massimo.

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