61. Trump è un alieno? (no, qui non può succedere!)

Un libro che ha più di novant’anni, ma è ancora in grado di stupire, purtroppo, per la sua stringente attualità.

Un tizio scrive un libro, che spopola e vende tantissimo. Nel libro ci mette tutte le possibili accozzaglie populiste che fanno presa sul popolo bue: facili soluzioni per problemi politici, sociali ed economici, promesse di ricchezza e abbassamento delle tasse, orgoglio nazionalista autarchico. Il tutto condito con la retorica del “nemico esterno invasore”, che va combattuto da chi, oggi considerato un reietto, è un vero patriota e merita di poter gestire l’ordine e la disciplina. Manco a dirlo, vince le elezioni. Poi però le cose vanno un po’ diversamente, rispetto a quanto promesso. Parecchi fondi vengono spostati a favore di una milizia paramilitare, composta dai reietti patrioti di cui sopra, che comincia ad agire sotto la diretta dirigenza presidenziale, in barba alle leggi e alle autorità costituite. Chi dà fastidio, viene prima messo a tacere, poi percosso, derubato e infine deportato in campi di prigionia, se non giustiziato sul posto. Solo chi è al potere si arricchisce e, sorpresa sorpresa, il regime non fa altro che peggiorare le condizioni di vita di chi non è ammanicato con le alte sfere del comando.

Ricorda qualcosa? Qualcosa che è già successo e/o qualcosa che sta ancora succedendo?

Si tratta della trama di un romanzo, scritto in tempi non sospetti, qualche anno prima della Seconda guerra mondiale, nel 1935. L’autore è Sinclair Lewis e il libro si intitola “Qui non può succedere” (It Can’t Happen Here).  Ambientato negli Stati Uniti nel periodo in cui nazismo e fascismo andavano per la maggiore, non si tratta di un semplice romanzo distopico e fantapolitico, perché i fatti sono molto legati al contingente, spesso si ha l’impressione di leggere una narrazione cronachistica (non a caso il protagonista è il direttore di un giornale) e molti sono i riferimenti ad associazioni e altre realtà realmente esistite, che fanno da contorno alla vita dei cittadini americani dell’epoca (non so le precedenti edizioni, ma quella che ho io, del 2024, edita da Chiarelettere, è piena di note esplicative). Si immagina che Roosvelt (personaggio storico) perda le elezioni contro Buzz Windrip (personaggio inventato) e che il governo degli USA venga gradualmente, ma neanche tanto, trasformato in un regime totalitario sulla falsa riga di quanto in quegli anni stava succedendo in Europa.

Windrip instaura un regime corporativistico con cui riduce progressivamente il potere del Congresso. Chi protesta o si oppone deve fare i conti con i Minute Men, la forza paramilitare alle dirette dipendenze del nuovo potere. Il governo del “Corpo” limita i diritti delle donne e delle minoranze, abolisce di fatto l’autonomia dei singoli Stati e divide il Paese in settori amministrativi affidati a uomini d’affari o funzionari legati al regime. Gli accusati di crimini contro il governo vengono giudicati da tribunali irregolari, presieduti da sedicenti giudici militari. Molti americani accettano queste misure autoritarie come sacrifici necessari per restituire grandezza alla nazione; altri si consolano ripetendosi che il fascismo, negli Stati Uniti, “non può succedere”.

Gli oppositori più decisi, guidati dal senatore Trowbridge, danno vita alla “Nuova Sotterranea” (New Underground): un’organizzazione clandestina che aiuta i dissidenti a fuggire in Canada e diffonde propaganda contro Windrip. Tra loro c’è Doremus Jessup, protagonista del romanzo e direttore di giornale, liberale tradizionale, contrario tanto al “corpoismo” quanto al comunismo, anch’esso represso dal regime. Il suo contributo consiste soprattutto nella pubblicazione del Vermont Vigilance, un periodico in cui denuncia gli abusi del potere. A tradirlo è Shad Ledue, commissario del distretto locale ed ex dipendente di Jessup, che scopre la sua attività clandestina e lo fa internare in un campo di concentramento.

Ledue prende poi di mira la famiglia di Jessup, in particolare la figlia Sissy, che tenta invano di sedurre. Proprio Sissy riesce però a trovare prove della corruzione di Ledue e le consegna a Francis Tasbrough, un tempo amico di Jessup e ora suo superiore nella gerarchia del regime. Tasbrough fa rinchiudere Ledue nello stesso campo in cui è imprigionato Jessup, dove i detenuti che lui stesso aveva perseguitato si organizzano per ucciderlo. Jessup, dopo una detenzione relativamente breve, riesce a fuggire grazie all’aiuto dei suoi amici, che corrompono una guardia, e raggiunge il Canada. Da lì si ricongiunge alla New Underground e continua la lotta come spia nel nord-est degli Stati Uniti, raccogliendo informazioni e incoraggiando la resistenza contro Windrip.

Ma non è finita qui, perché da una parte la brama di potere e denaro farà implodere il regime su se stesso con ben due colpi di Stato e dall’altra la resistenza andrà via via rafforzandosi. Il finale è aperto, perché il potere è ancora in mano al regime, in una considerevole parte del Paese, ma si è ormai di fronte allo scoppio di un’inevitabile guerra civile, il cui esito è del tutto incerto.

Sinclair Lewis, da noi forse poco conosciuto (anch’io non lo avevo mai sentito nominare), è stato il primo scrittore americano a vincere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1930. Questo romanzo lo scrisse anche a seguito di diversi episodi che videro alcuni politici statunitensi cercare di propagandare idee fasciste in America. Il più noto tra questi, Huey Pierce Long, era in corsa per le presidenziali del 1936, ma venne assassinato poco prima che il romanzo uscisse. In realtà le posizioni politiche di Lewis erano tutt’altro che estreme e si rivelano, in altri scritti, molto più conformiste di quanto questo romanzo possa far credere. La sua carriera fu una serie di alti e bassi, non sempre le sue opere vennero considerate “imperdibili”. Morì a Roma nel 1951.

L’adattamento teatrale del romanzo, andato in scena per la prima volta nel 1936, ebbe un notevole successo e venne replicato per decenni. Per il film non fu così. La produzione fu presto annullata, anche su pressione del regime nazista (all’epoca il principale importatore di film dagli USA), che minacciò un embargo totale sulle pellicole statunitensi.

Nel 1968 fu realizzato un film per la tv, ispirato all’opera, che doveva essere l’episodio pilota di una serie, alla fine mai prodotta. Trump e la sua retorica vennero spesso accostati all’immaginario presidente Windrip del romanzo e questo ha regalato una seconda giovinezza all’opera di Lewis.

Nell’album “Freak Out!” di Frank Zappa e de The Mothers of Invention, pubblicato nel 1966, c’è un brano che è un esplicito riferimento al libro, intitolato proprio It Can’t Happen Here.

Nel 1982 la tv riprovò a produrre una serie ispirata al libro. Doveva intitolarsi “Storm Warnings”, ma quando il soggetto venne presentato alla NBC, i dirigenti della rete lo rifiutarono, perché considerarono che l’idea di mettere in scena un gruppo “fascisti americani” non sarebbe piaciuta al pubblico medio statunitense. Sarebbe stato troppo “divisivo”. Operarono così qualche modifica per rendere il progetto più commercialmente appetibile e sostituirono i fascisti con gli alieni. Si confermava così, indirettamente, che per la propaganda è molto più accettabile e rassicurante l’idea di un invasore esterno, piuttosto che analizzare perché il vicino di casa si trasforma in un fascista. E da quel progetto, ormai snaturato dalla sua essenza, scaturì una delle serie tv più note degli anni 80: V – Visitors, che sarebbe andata in onda per la prima volta nel 1983.