Riassunti, propositi e varie forme di lettura.
Siamo quasi in febbraio e, con il mio solito tempismo, riassumo il discorso di fine anno, i propositi per il nuovo e il primo post del 2025. Sono tempi di recessione, bisogna economizzare su tutto. Per quanto riguarda l’anno passato, devo dire che una cosa è andata decisamente bene, rispetto agli anni precedenti: la lettura. Eh sì, sono finalmente riuscito a impormi di leggere un po’ di più e ci sono riuscito. Non si tratta di numeri astronomici, ovviamente, ma ho più che raddoppiato le letture del 2023. La lettura è un hobby non sempre semplice da gestire. All’apparenza sembra qualcosa di statico e facile: ti metti lì, leggi e amen, ma in realtà non è solo questo. Oltre al fatto che bisogna saper scegliere quello che si vuole leggere (in base ai propri gusti, attitudini e molto altro), e bisognerebbe anche per lo meno capire quello che si legge, occorrono del tempo e tanta voglia. Il tempo, volendo lo si trova. Basta essere più presenti a sé stessi e avere coscienza di quanto se ne perde in attività poco, poco proficue (non parlo dell’aspetto economico, chiaro, ma di un minino di crescita personale), tipo… “scrollare” su pc o smartphone, come se non ci fosse un domani. Se si cerca un appagamento che non sia momentaneo, futile e volatile (come un video che fa ridere) e si aspira invece a qualcosa che soddisfi in modo più profondo il nostro essere (come leggere un libro che ci piace), beh, il tempo lo si trova. Il discorso della voglia è più complesso. Leggere alle volte è faticoso e complicato, anche se si affronta un testo di un autore che ci piace. Qui le scelte sono strettamente personali, la vita è troppo breve per leggere libri brutti o libri che “bisogna per forza leggere”. Ripeto, scelte personali, ma senza voglia, senza una spinta che crei un’abitudine, si rischia di fermarsi dopo poche pagine, al primo ostacolo. È una questione di allenamento. Fine del pistolotto motivazionale, che non è il mio mestiere.
Mi sono anche fatto delle percentuali di come ho letto nell’anno appena trascorso ed è emerso che per il 56% sono andato di cartaceo, per il 28% ho letto ebook (sull’ebook reader Tolino o direttamente sul telefono con l’app di Kindle, raramente su pc) e per il restante 16% ho utilizzato audiolibri. Ecco, gli audiolibri, la new entry dell’anno passato. Non è stata la svolta epocale (se li togliessi dal computo totale, avrei comunque incrementato le mie letture di molto), ma si tratta un’aggiunta molto interessante. Che dire degli audiolibri? Io mi sono fatto una mia idea abbastanza precisa su come usarli.
Quando ero piccolo, mia madre, che era un’appassionata ascoltatrice di Radio 2, seguiva molto volentieri gli sceneggiati radiofonici, che spesso erano variazioni sul tema di famosi romanzi, riscritti, in modo che fossero quasi solo composti da dialoghi. Da bambini avevamo a disposizione le fiabe sonore in musicassetta o disco a 45 giri e, anche se ovviamente l’origine della narrazione è orale e precedente all’invenzione del libro e della scrittura, quelli erano gli antenati degli odierni audiolibri. Oggi la narrazione orale, sia per la diffusione capillare di device sempre connessi in rete, sia per il sempre maggiore il successo del formato podcast, è tornata prepotentemente di moda e così anche gli audio libri, che, ai loro albori, per quello che mi ricordo io, erano un prodotto abbastanza di nicchia, che facevano fatica a trovare un proprio target al di là della narrazione per l’infanzia. Così, per la lettura di libri famosi, vengono reclutati attori o noti doppiatori, per rendere più piacevole e immersiva l’esperienza di ascolto. Devo ammettere di aver sempre avuto qualche pregiudizio nei confronti di questo tipo di fruizione, così ho voluto provare e, almeno in parte, mi sono ricreduto.
Uno dei problemi degli audiolibri è che non costano poco, ed è comprensibile, sia che si compri un singolo libro sonoro o che si faccia un abbonamento a qualche piattaforma (non dico che qualcosa intorno ai 10€ al mese sia una cifra esagerata per un abbonamento, però, e parlo sempre per me, magari alla lunga si rischia di non sfruttarlo a pieno, dati anche gli altri impegni… e gli altri libri da leggere, purtroppo la giornata è fatta di sole 24 ore!). Io poi mi sono immaginato che in futuro un libro potrebbe contenere la versione ebook, che potrebbe contenere a sua volta la sua versione audio, letta da una voce, magari creata dall’AI, ma comunque in grado di sapersi adattare ai vari momenti della storia che sta narrando come quella di un attore professionista…ma non corriamo troppo. Probabilmente se all’oggetto ebook non è ancora stato agganciato l’audiobook (oltre a una voce sintetica senza inflessione che vari lettori e app hanno già a disposizione), è per tenere due filiere distinte. I costi di produzione di un audio libro andrebbero inevitabilmente a impattare sull’aspetto economico dell’ebook. Io personalmente acquisto quasi esclusivamente ebook in offerta (ho in mente una soglia di prezzo che non varco praticamente mai, salvo casi eccezionali) e mai in prima edizione (se esce il libro nuovo di un autore che mi è particolarmente caro, al 99% acquisto il cartaceo).
Un’altra delle mie convinzioni è che ascoltare non è proprio come leggere. Ci sono vari studi a riguardo, che vanno a indagare le zone del cervello stimolate durante una lettura “attiva” o durante un ascolto (che pure esso dovrebbe essere attivo, ma tornerò sul tema più avanti). Secondo studi dell’Università di Berkeley, la lettura e l’ascolto attivano il cervello in modi simili. La ricerca ha dimostrato che le stesse aree cognitive ed emotive del cervello si attivano sia quando si legge sia quando si ascolta una storia, suggerendo che entrambi i formati offrono una comprensione e un coinvolgimento emotivo comparabili. Tuttavia, quando si tratta di apprendimento e memorizzazione, alcune ricerche indicano che la lettura può offrire un leggero vantaggio: per esempio, gli studenti tendono ad ottenere risultati migliori nei test dopo aver letto materiale rispetto a quando lo ascoltano. Se si valuta la questione della velocità e dell’efficienza, emerge che la lettura è generalmente più veloce dell’ascolto. In media, una persona legge circa 250 parole al minuto, mentre la maggior parte degli audiolibri viene narrata a circa 150-200 parole al minuto. Ciò significa che chi legge può coprire più contenuti in meno tempo rispetto a chi ascolta un audiolibro. Gli audiolibri però offrono la possibilità di fare altro mentre si recepisce una storia, ottimizzando il proprio tempo di fruizione, con il multitasking … o l’illusione di esso (che appunto, per molti, me incluso, è una sorta di chimera). Gli audiolibri possono migliorare la ritenzione della memoria per alcune persone, specialmente per coloro che apprendono meglio attraverso l’udito. Alcune ricerche mostrano che chi ascolta gli audiolibri è in grado di ricordare più dettagli rispetto a chi legge un libro tradizionale, il che può essere utile per persone con difficoltà di lettura o dislessia. Una differenza chiave riguarda l’esperienza sensoriale. Molte persone apprezzano l’esperienza tattile di sfogliare le pagine e annotare un libro fisico. D’altra parte, gli audiolibri possono mancare di questa interazione fisica (ma esistono ebook reader con i quali è possibile, oltre a evidenziare ed esportare parti di testo, prendere brevi appunti), ma offrono un’esperienza uditiva coinvolgente, specialmente quando narrati da attori vocali esperti. In conclusione, la scelta tra audiolibri e libri fisici dipende principalmente dalle preferenze personali, dallo stile di apprendimento e dal contesto in cui si fruisce delle informazioni. Entrambi i formati hanno i propri punti di forza e possono completarsi a vicenda per un’esperienza di lettura più versatile. In soldoni, la differenza principale sta nel fatto che, se si studia, tendenzialmente (non siamo tutti uguali) leggere è più efficace rispetto ad ascoltare. Se si vuole invece fruire per diletto di una storia, le differenze sono minime, a patto che si applichi la giusta dose di attenzione. Eccolo, il busillis, il livello di attenzione.
Per quanto mi riguarda, ho capito che non posso ascoltare audio libri “sempre”, ma solo in determinate circostanze, mentre svolgo attività durante le quali la soglia dell’attenzione può essere divisa con l’ascolto (perché, se “ascolto”, ma penso ad altro, allora è tutto inutile). Quando guido, ma non quando sono nel traffico e per tratti brevi o quando vado al lavoro, quindi quando guido in autostrada, ad esempio. O quando vado a camminare o quando mi occupo delle faccende di casa, ma non tutte (se mi devo spostare di stanza in stanza non è proprio ottimale), le attività ideali che si combinano con l’ascolto di audio libri sono mentre lavo i piatti o mentre stiro. Ascoltare sottintende attenzione e una certa partecipazione che non vanno sottovalutate. Oltre a ciò, mi sono reso conto che ci sono categorie di libri che si adattano meglio a questo tipo di fruizione: per esempio i libri letti parecchi anni fa e che vorrei rileggere oppure i libri che non ho mai letto, ma di cui conosco a spanne la storia, perché magari si tratta di grandi classici di cui ho sentito parlare o di cui ho visto riduzioni cinematografiche o teatrali.

Quest’anno mi sono riletto, ops, riascoltato “Blade Runner” di Philip Dick e “Il maestro e Margherita” di Michail Bulgakov (letto da Massimo Popolizio), ho ascoltato “Frankenstein” di Mary Shelley (letto da Tommaso Ragno) e “Il nome della rosa” di Umberto Eco (letto da Moni Ovadia), di cui ho anche il libro cartaceo, che prima o poi leggerò. Per libri completamente nuovi ci vado un po’ più cauto, anche se ho ascoltato “Febbre” di Jonathan Bazzi ed è stata una piacevole scoperta. All’inizio mi sono affidato a risorse gratuite, come l’app Rai Play Sound, dove si trovano molte cose interessanti, ma il problema è che non sempre i testi (ai tempi trasmessi in radio nella trasmissione “Ad alte voce” e simili) sono integrali e per me questa è una grave mancanza, anche se ne capisco il senso (non è che puoi fare un’intera stagione a leggere un solo libro). Me ne sono accorto quando mi sono accostato all’ascolto del mega tomo de “Il conte di Montecristo” di Dumas (letto da Andrea Giordana, tra l’altro protagonista dello sceneggiato Rai del 1966, tratto dal libro). Presto ho capito che molte parti erano state omesse e qualcosa non mi tornava, così sono passato a Spotify e ho ricominciato l’ascolto da capo della versione completa (per la cronaca il libro, anch’esso nella mia libreria in versione cartacea, consta di 117 capitoli per la bellezza di 915 pagine!!!), mentre ho recuperato l’ultima versione cinematografica e sto seguendo la fiction Rai. Sono al capitolo 109 dell’ascolto.

Che dire dell’anno nuovo? Il proposito è di leggere ancora di più, magari in modo meno disordinato, alternando romanzi e/o raccolte di racconti a saggi di vario genere e so già quali audiolibri cercare, dopo che avrò assistito alla vendetta di Edmond Dantès.
Leggete, cari, che fa solo bene.