49. Fantascienza italiana inaspettata con Ugo Tognazzi e Ornella Vanoni.

“I viaggiatori della sera”, prima romanzo e poi film, del tutto anomali per il panorama italiano e, non a caso, misconosciuti. Un caso italiano di distopia sociale.

Umberto Simonetta era un personaggio poliedrico della cultura italiana, drammaturgo, giornalista, paroliere, scrittore. Uno dei suoi libri, Il giovane normale, divenne film per la regia di Dino Risi. Simonetta collaborò con I due corsari (Gaber e Iannacci) e con lo stesso Gaber scrisse “La ballata del Cerutti”, primo suo successo discografico. Collaborò con Enrico Vaime ai testi di serie televisive e con Paolo Villaggio per la creazione dei personaggi di Fracchia e Fantozzi. Una penna arguta, quindi, che sapeva cogliere il comico e il drammatico dell’Italia del dopo boom economico e farne parodia e satira.

Nel 1976 scrisse il romanzo “I viaggiatori della sera”, una storia ambientata in un futuro distopico, in cui, al compimento dei cinquanta anni, i cittadini devono andare “in vacanza” in appositi villaggi turistici, terminando così la propria vita lavorativa e, poi si capirà, non solo quella.

Nel 1979 Ugo Tognazzi, alla sua quinta (e ultima) regia, diresse e interpretò la versione cinematografica del romanzo, al fianco di Ornella Vanoni. Con qualche leggera modifica, il film mantiene il messaggio espresso dal libro.

Il romanzo è scritto in uno stile molto moderno, asciutto e sintetico, non si perde in spiegoni dello scenario circostante, ma parte in medias res. Si alternano diversi punti di vista, anche se poi prevale quello del padre (lui e sua moglie devono partire per la “vacanza”), fino al finale, dove è presente un “colpo di coda” che nel film non è stato trasposto. A dire il vero, nel libro c’è molto poco di fantascientifico, quasi nulla. Il protagonista è un commerciante, ha un negozio di tessuti a Milano e il villaggio assegnato a lui e alla moglie si trova in Liguria. Il viaggio sarà più lungo del previsto, a causa delle intemperanze dell’uomo, che prima non vuole lasciare guidare i figli (ad accompagnare i vacanzieri sono il figlio, la figlia e il bimbo di lei) e a un certo punto sbrocca, scappa lasciando tutti a piedi, poi ritorna e chiede, prima di giungere alla meta, di fermarsi a mangiare. E quello che succederà al ristorante lo placherà, facendo calare in lui sconforto e depressione. In modo velato e quasi casuale, la cosa trapela tra i dialoghi dei personaggi, veniamo a sapere che la situazione sociale si è così evoluta dopo che è stato deciso di estendere il diritto di voto ai tredicenni e uno dei primi provvedimenti adottati, forse a causa di una sovrappopolazione del mondo (ma questo non viene detto in modo esplicito), è stato quello di togliere di torno i “vecchi” e mandarli in “vacanza”.

Nel film di Tognazzi il protagonista fa il disc jockey, lavora in una radio, si capisce che da giovane era un hippy, e in apertura lo vediamo al suo ultimo giorno di lavoro, prima della partenza. L’ambientazione è quindi spostata di qualche anno in avanti, rispetto al momento attuale, tanto è vero che, nella scena del ristorante, che si svolge all’aperto, come un baccanale hippy, viene aperta una bottiglia di vino e il protagonista dice che è di un’annata molto buona, di qualche anno prima, del 1980. Sia nel romanzo che nel film, all’interno del villaggio è concessa la più piena libertà sessuale e i giovani assistenti e animatori non sono restii a concedersi ai migliori offerenti. C’è chi lo fa per non pensarci, chi per disperazione e chi per semplice piacere. Annamaria (la Vanoni, Nicki, nel film) si lascia travolgere da un turbinio di emozioni, mentre Alvaro (Tognazzi, Orso, nel film) si chiude più in sé stesso e rinuncia a qualsiasi possibile relazione o scappatella. Nel film però finisce, quasi casualmente, tra le braccia di una bellissima ragazza, interpretata da Corinne Clery, che è a capo di una sorta di gruppo resistenza, in procinto di mettere in atto un progetto di una fuga dal villaggio.

Il villaggio è una vera e propria prigione dorata. Non è permesso andarsene, c’è la spiaggia, il mare, qualsiasi comfort e, a cadenza mensile, si è obbligati a partecipare ad un gioco, una sorta di tombola con in palio una crociera, dalla quale non è mai tornato nessuno.

Dopo aver visto partire alcuni dei suoi amici e infine anche sua moglie, Alvaro/Orso, durante una visita dei suoi figli decide di tentare la fuga, portandosi dietro il nipotino.

Tognazzi rimase molto deluso dal fatto che il film fosse vietato ai minori di 18 anni, a causa di qualche scena di nudo (roba che oggi si vede in qualsiasi serie o film mainstream) e se ne rammaricò pubblicamente in questa intervista a Domenica In con Pippo Baudo (il link qui sotto porta a un video su Rai play):

https://www.raiplay.it/video/2020/10/Tognazzi-a-la-carte—Con-Pippo-Baudo-a-Domenica-In-836fcfba-f268-4548-9080-30d726de242c.html

In effetti la censura limitò la distribuzione del film, che trattava argomenti sicuramente non banali, risultando un film del tutto singolare e anomalo per il mercato italiano. Oggi lo si trova nel catalogo di Amazon Prime, ma non basta l’abbonamento semplice, è nella categoria “cult”, guarda un po’.