46 – I mangiafemmine di Giulio Cavalli

L’ultimo romanzo di Giulio Cavalli pone il focus sui femminicidi e su una delle più assurde soluzioni che un governo potrebbe immaginare

I mangiafemmine (2023) è il terzo romanzo, dopo Carnaio (2018, vincitore nel 2019 del Premio Selezione Campiello – Giuria dei Letterati) e Nuovissimo Testamento (2021), ambientato nel Paese immaginario di DF, una località non ben definita, che sembra l’Italia (in Carnaio, in realtà si trattava solo di una cittadina del Sud) e ne ricalca gran parte delle criticità politiche e sociali. Nei primi due romanzi, di cui ho già parlato qui:

Cavalli trattava del problema dell’immigrazione (Carnaio) e di una sorta di assuefazione a un contesto sociale che rende “docili” i cittadini (Nuovissimo Testamento). Ora il trittico si completa puntando l’attenzione sul tema del femminicidio. Come nei precedenti libri si descrive una distopia, ma che non pare nemmeno troppo lontana, usando iperboli che descrivono sì situazioni che, oggi, consideriamo inaccettabili, ma che potrebbero, per assurdo, risultare quasi… plausibili.

Siamo in prossimità delle elezioni politiche e il leader del partito dei conservatori tende a minimizzare sui continui e ripetuti atti violenti nei confronti di donne. Minimizza l’accaduto, dicendo che le brave madri di famiglia di sicuro non si metterebbero nelle condizioni di venire uccise, come le “poco di buono”. E poi gli omicidi ci son sempre stati, secondo lui. Ma gli eventi si susseguono e l’ennesima gaffe sul tema potrebbe costargli il posto di leader della coalizione. Le elezioni vanno come previsto e il nuovo governo propone una legge totalmente inaspettata sul femminicidio, che, fra l’indifferenza generale, salvo qualche voce praticamente inascoltata, viene discussa e approvata.

Distopia, iperbole, invenzione, ma tutto assolutamente verosimile. Specialmente quando si leggono le discussioni in Parlamento e, al di là della maggioranza che si sente in diritto di avanzare proposte al di fuori del ragionevole, ciò che colpisce è la mollezza dell’opposizione, che al posto di contrastare gli avversari sui temi, gioca di rimessa sulle procedure, timorosa di perdere ulteriore consenso, mostrando il fianco ad attacchi da parte dei governanti in carica.

Quante volte abbiamo assistito a votazioni in cui conta di più l’impressione che si vuol presentare, piuttosto che le tematiche sul tavolo? Spesso direi. E spesso un atteggiamento viscido e cerchiobottista viene mascherato da “principi assoluti” in nome dei quali si dice di lottare.

Con uno stile sintetico e preciso, Giulio Cavalli confeziona un romanzo forte e provocatorio, che induce alla riflessione.

Siamo già dentro a DF? Riusciremo a scappare o a cambiare questo Paese, prima che sia troppo tardi?

Proposto da Lisa Ginzburg al Premio Strega 2024 con la seguente motivazione:

«Con I mangiafemmine, Giulio Cavalli costruisce una lucidissima distopia che non ha nulla di distopico. Si addentra nell’abominio dei femminicidi tratteggiando personaggi maschili dalla bieca e cieca natura, e lo fa in modo impietosamente verosimile, così come immagina e restituisce donne i cui disgraziati destini risultano anch’essi assolutamente contigui alla realtà. Il risultato è un romanzo che è attuale a ogni pagina, ma la cui forza letteraria in nulla disobbedisce alle ferree regole della trasposizione e dell’invenzione. Un libro che si legge d’un fiato, con totale coinvolgimento per come affonda nel nervo del possibile, eppure sentendosi costantemente nutriti dalla cruda pienezza della fantasia».

Purtroppo il romanzo non è rientrato tra i finalisti, ma non serve di sicuro un premio letterario per decretare il valore di questo scritto.

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