Pam & Tommy, la miniserie che racconta “la più grande storia d’amore… mai venduta.”

“Pam & Tommy” parte da un furto, da uno scandalo, dalla privacy violata, ma alla fine racconta molto di più.

Mercoledì scorso è stato pubblicato l’ultimo episodio, l’ottavo, della miniserie Pam & Tommy su Disney +. Per chi non li conoscesse o non se li ricordasse, gli eventi narrati si riferiscono al furto di un video privato in cui le due celebrità, allora sposate, facevano… quello che una coppia ha il diritto di fare nei propri momenti di intimità. I fatti risalgono a metà degli anni 90, una vita fa, se si considera come poi si è evoluta da una parte la legislazione in materia di privacy e parallelamente sono cresciuti e diventati impattanti sulla vita di tutti i giorni i media globali. A quei tempi Internet era agli albori e pochi ne comprendevano le potenzialità.

Sinceramente non ho idea di quanto le vicende siano state romanzate, ma il tutto sarebbe partito per una sorta di vendetta nei confronti di Tommy Lee, batterista e cofondatore dei  Mötley Crüe, che durante la ristrutturazione della propria villa, in vista del matrimonio con Pamela Anderson, ai tempi star del telefilm Baywatch, si sarebbe comportato in modo tutt’altro che gentile nei confronti dei manovali che stavano svolgendo i lavori. E uno di questi per ritorsione, dato il mancato pagamento, gli avrebbe rubato l’intera cassaforte, trovandoci poi dentro, per caso, il video che poi sarebbe diventato famoso in tutto il mondo.

Trovo molto divertente, ma è una cosa mia, che la piattaforma che si è battuta per allungare i capelli della sirena di “Splash!” per coprire sue presunte nudità che nel film si intravedono (forse) per pochi secondi, si trovi a trasmettere un prodotto così esplicito, dovendo mettere mille disclaimer all’inizio di ogni episodio. Io sono sempre stato contro la censura e secondo me è anche giusto che venga gestita utilizzando diversi livelli di account, come fa Disney+… però mi viene da ridere lo stesso.

Quindi, ci sono scene abbastanza forti, ma nulla che non si sia già visto al cinema o in altre serie tv (il punto più estremo è forse il dialogo tra Tommy Lee e il suo pene, più che altro perché questi gli risponde).

La storia è ben scritta e ogni personaggio principale viene tratteggiato in modo approfondito, fino a creare personalità colme di differenti sfaccettature, ma torno a ripetere che la verosimiglianza e la realtà storica sono due cose ben diverse, quindi non è detto che tutto ciò che viene narrato sia per forza successo in quel modo.

Per esempio, Tommy viene presentato come un pazzo scatenato, che però è profondamente innamorato di Pam e solo verso la fine della serie commetterà qualcosa di stupido e difficilmente perdonabile (non faccio spoiler). Nella realtà il matrimonio tra i due è finito anche con accuse di violenze nei confronti del rocker, situazioni che nella serie non vengono mai mostrate, anche se Tommy sbotta di rabbia praticamente un scena sì e quell’altra pure.

Pamela Anderson invece è presentata con molta tenerezza e rispetto. Mi spiego. Il suo personaggio pare frivolo, ma lo è solo in superficie. Infatti Pam si dimostra riflessiva e tutt’altro che stupida, quando la situazione si complica e bisogna far fronte a momenti difficili. A lei è affidata la battuta più importante di tutta la serie, quella che spiega che cosa si vuole rappresentare, senza avere intenti moralisti o sembrare troppo didascalici. Quando l’avvocato comunica a Pam e Tommy che il loro ricorso, non mi ricordo più contro chi, per impedire la trasmissione del video o la pubblicazione di fotografie tratte da esso, è stato rifiutato, lei dice, gelando tutti, che ciò dimostra che “noi puttane non abbiamo il diritto di avere una vita privata.” Questo che cosa significa? Pochi hanno realizzato subito che si trattava di un video rubato, di una violazione della privacy e i più, almeno nei primi tempi, lo avevano scambiato per una stramberia esibizionista di una coppia di star annoiate, vogliose di scandalizzare il mondo per far parlare di sé.

Chiariamo, Pam risulta consapevole di essere famosa più per le sue forme, che per le sue doti artistiche. D’altronde era stata una coniglietta di Playboy e non aveva mai rinnegato il suo passato e la sua fama in quel momento era dovuta a un telefilm nel quale per il 95% del tempo “recitava” in costume da bagno. Ma il sotto testo, per chi non l’avesse inteso, è che un conto è quello che un artista fa perché lo vuole fare e tutt’altra storia dovrebbe riguardare l’ambito del privato. Il problema però è che trattandosi della bomba sexy del momento, il mondo della comunicazione e dell’intrattenimento è impazzito e non avuto pietà.

Quasi nessun uomo ci fa una bella figura in questa storia, forse solo il patron di Playboy, Hugh Hefner, che con Pam si dimostra gentile. Non ci fa una bella figura Jay Leno, che, quando al suo Tonight Show intervista Pam, butta sul ridere la questione che stava già diventando qualcosa di serio e lei “lo grazia”, non affondando il colpo con una risposta più caustica del dovuto e riassumendo subito la parte da finta svampita. Non ci fa una bella figura Bob Guccione, di Penthouse che, per vecchie ruggini con il rivale Playboy, si arroga il diritto di pubblicare alcune foto tratte dal video. Non ci fanno una bella figura gli sceneggiatori e registi di Baywatch che a Pam tagliano le battute e vogliono solo farla correre in costume sulla spiaggia e tutta la troupe che spudoratamente si mette a guardare il video, senza accorgersi che Pam è lì a pochi metri. Non ci fa una bella figura, ma forse non ci terrebbe neppure a farla, il giovane e spietato imprenditore che porta il sesso in rete, prateria ancora del tutto inesplorata, prima con le cam girl e poi con il video, quel video.

Se il video era un’influenza” dirà qualcuno “questa [la pubblicazione del video online] è la peste!

Non ci fa una bella figura nemmeno Rand, il manovale autore materiale del furto, ma almeno lui ne paga le conseguenze in diversi modi. Fino all’ultimo resterà inconsapevole della portata del suo gesto e, anzi, avrà pure l’ardire di arrabbiarsi con chi farà altre copie del video, come se fosse roba sua. Oltre a fidarsi di gente poco raccomandabile, verrà travolto prima dalle copie pirata del video (si tratta di una cassetta da inserire in una videocamera; a parlarne oggi sembra preistoria) e infine da internet, con sviluppi che non rivelo. Dico solo che questo personaggio, assieme forse a Pam, è l’unico ad avere una sua evoluzione, un arco in cui si trasforma e cambia, a colpi di scelte sbagliate, la concezione di quello che ha fatto, fino ad avere un, seppur piccolo, riscatto, che non lo rende certo un personaggio positivo, ma per lo meno umano.

La serie è interessante per l’ambientazione storica, per come pone le basi per i tempi che stiamo vivendo oggi. Cambiamenti troppo veloci, la carriera di Pam che non decollerà mai, parti che non le vengono date e quel Barbwire, film sbagliatissimo per un sacco di motivi, di cui si ricordano solo i momenti in cui la Anderson è poco vestita, dove si arenarono le ambizioni di grandezza di Pam (nella serie si mostra chiaramente che al cinema fu accolto come una pellicola involontariamente comica).

Ma non è che il gruppo di Tommy se la passi meglio, anche la musica sta cambiando in modo repentino. I Mötley Crüe, pur non essendo vecchi, cominciano a sembrare fuori moda, da band di richiamo per i vari festival che erano abituati ad aprire o meglio a chiudere alla grande, vengono spostati nel pre show e questo è intollerabile per Tommy. C’è una scena in cui, mentre suonano, vengono osservati da un gruppo di ragazzi fuori dalle transenne con aria di sufficienza. In particolare lo sguardo più gelido ce l’ha un biondino, coi capelli che gli arrivano alle spalle, che indossa una maglietta a righe orizzontali verdi e viola. Sembra proprio lui, ed il messaggio è chiaro: sono gli anni del grunge e un certo tipo di rock non fa più presa sulle nuove generazioni. Peccato che quella scena sia chiaramente ambientata nel 1996 e Kurt Cobain si sia tolto la vita due anni prima.

Tutto quello che gira intorno alla vicenda principale, alla vita da vip, anche al mondo del porno, che anch’esso sta cambiando grazie alla rete, rende questa serie veramente convincente e intrigante. Scritta da Robert Siegel, autore di The Wrestler e di The Founder, che dimostra di amare questo tipo di operazioni, ha tra i suoi registi Craig Gillespie, regista di Tonya, altro film legato a doppio filo con eventi reali.

Il cast è azzeccatissimo e dona interpretazioni notevoli. Lily James (Downtown Abbey) è la sosia perfetta di Pamela Anderson e la porta in scena in modo molto credibile, lo stesso si può dire di Sebastian Stan (The Winter Soldier), che dona al personaggio di Tommy Lee una grande vitalità. Mi è piaciuta anche molto Taylor Schilling (Orange is the new Black) nella parte della ex moglie di Rand, ex attrice porno, che lo lascia per una donna e che cerca di farlo ragionare, quando scopre quello che ha fatto. L’attore che mi ha stupito più di tutti però è Seth Rogen (Facciamola finita, The Green Hornet) nella parte di Rand. Dimagrito e quasi irriconoscibile, riesce a esprimere, come mai gli avevo visto fare, i diversi stati d’animo di un personaggio difficile e controverso come questo. Davvero notevole.

Sia che la si guardi come puro intrattenimento o con un tono nostalgico cercando di rivivere momenti passati e fare un bilancio sull’oggi, Pam & Tommy è una serie che ha molto da dire sulla nostra società e sui nostri vizi, più o meno, nascosti.

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